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Vecchio Mondo

18 Set

Dopo appena due settimane nel Nuovo Mondo eccomi di ritorno nel Vecchio Mondo. Vado nella citta dei Beatles. Per lavoro.

Una settimana di alzatacce all’alba. Di riunioni interminabili. Di business case. Di presentazioni. La mia l’ho preparata in piena crisi IT (ancora non risolta).

Volevo preparare una presentazione bianca, munirmi di pennarello e improvvisare per dimostrare che se l’IT mi cancella io non ho bisogno di loro.

Non si puo’ fare. Troppo creativo e soprattutto troppa paura di quel che potevo dire a ‘braccio’. E quindi presentazione tradizionale sia. Colori ufficiali rispettati. Forma rispettata.

Che ce li fanno a fare tutti questi corsi di comunicazione per insegnarci a dire quel che pensiamo come meglio si addice alla nostra personalita’? Se poi comunque il messaggio e’ sempre lo stesso: DIRE QUEL CHE L’AZIENDA VUOLE CHE TU DICA E NEL MODO CHE PIU’ SI ADDICE ALL’AZIENDhA.

Boh, non lo capiro’ mai…loro pero’ hanno capito che devono tenermi d’occhio ūüėČ

Irreversibile

6 Set

Sottotitolo: We cannot “unsay” words.

 

Impossibile cancellare quello che si¬†√®¬†detto. Troppo tardi, uscito dalla bocca, danno fatto. Non puoi dire non l’ho fatto a posta, mi sono sbagliato. Quel che √® detto √® detto…ma non era quel che √® fatto √® fatto?!?!

Certo si può sempre provare a recuperare, a aggiustare il tiro. Però, quanto è dura.

Quelle parole dette, perch√© l’ira monta dentro e non ti fa ragionare, perch√© ti senti ferita e vuoi punire, perch√© sei stufa di essere superiore, perch√©…perch√©…e poi √© troppo tardi.

Parole non solo dette ma anche sentite, che ti entrano dentro e non riesci¬†pi√Ļ’ a dimenticare. Passare oltre, farsi scivolare le cose, non √® facile. Tutto si impara? √® proprio vero?

Io ho imparato che le mie orecchie non sono sorde, che il mio cuore recupera ma non guarisce, che la mia lingua √® piu’ veloce del mio cervello, che mi pento di aver detto, ma ri-dico. Che non perdono per quel che mi hai detto e hai lasciato mi dicessero senza proteggermi.